Rapsodia in nero – Undicesima puntata

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11 – Caldi sussurri – di Anna Maria Fazio

Mancava ancora una quindicina di minuti all’apertura del locale. Una folla gremita e impaziente scalpitava nell’attesa di entrare.

C’erano mormorii, brusii di voci e risate colme d’entusiasmo e attesa per la serata.

Un’euforia palpabile. I manifesti che ricordavano l’evento imperavano come mega schermi ai lati dell’enorme vetrata scura dell’entrata. L’insegna luminosa raffigurante il nome Satine roteava su se stessa di 180°, sopra le loro teste.

Tra la folla c’era Andrew, che con il gruppo dei suoi amici, guidato dal goliardico e irriverente Mike Winterson, avrebbe festeggiato in quel locale l’addio al celibato di John, fratello di lui, prossimo alle nozze.

Erano appena arrivati da un pub, nel quale avevano iniziato la serata di festeggiamenti prenuziali, e si erano disposti in fila, in mezzo a tutti gli altri clienti, che fremevano d’entusiasmo per lo spettacolo imminente. Andrew non era troppo convinto di voler oltrepassare quel limite proibito che stava per risucchiarlo inevitabilmente, ma non era nemmeno molto convinto del contrario. Lei era sempre rimasta nella sua testa. Il desiderio di rivederla bramava incessante e orma lui era lì, in fila, con tutti gli altri, non poteva, e soprattutto non voleva tornare indietro. Si sentiva sospeso, e se lo avessero riconosciuto? L’irreprensibile e morigerato dottor Folder, in fila davanti a un locale di spogliarelliste. Sarebbe bastato girare i tacchi, doveva solo pensare a una buona scusa da propinare a Mike, il più difficile da convincere del gruppo, anche perché si conoscevano molto bene dai tempi dell’università. Doveva almeno provarci.

 

Sentiva che rivedere lei, quella sera, avrebbe frantumato definitivamente ogni sua resistenza.

La sua razionalità, stava per cedere al desiderio, ai sensi, alle emozioni contrastanti, per quella creatura, piombata come uno Tsunami nella sua vita, così perfetta e lineare, tranquilla.

<<Che cazzo sto facendo? Andrew smettila di pensare a lei! Sei ancora in tempo!>> Si torturava i pensieri, ripetendoselo come un mantra. Non fece in tempo a mettere in atto le sue intenzioni di fuga che il brusio di voci si fece più sonoro, ne seguì un fragoroso appaluso. La folla si aprì al passaggio di una ragazza stupenda, fasciata in un abitino nero, succinto, che non lasciava nulla all’immaginazione. La folla sbigottita la seguiva con lo sguardo mentre, lei, decisa, si dirigeva in direzione di Andrew, domandando se fosse lui il dottor Folder.

<<Sì sono io perché?>> rispose balbettando. La ragazza lo prese sottobraccio e sfoderando un sorriso ammiccante gli chiese di accompagnarla all’interno del locale. Ovviamente nel frattempo il gruppetto di amici, con Mike in testa, era già pronto a fare altrettanto, entusiasti e stupiti di aver in qualche modo, il privilegio di passare per una corsia di favore.

Una volta entrati nel locale la ragazza si staccò dal braccio di Andrew.

<<Signori… benvenuti al Satine, il night club più esclusivo e sensuale di New York! Siete ospiti d’onore della direzione. Vogliate seguirmi al vostro tavolo. Vi auguro una magnifica serata>>.

La ragazza esordì sorridente rivolgendosi al gruppetto di amici.

 

Quelle parole caricarono d’entusiasmo e attesa il gruppetto di amici, mentre Andrew, ancora incredulo, si stava ormai arrendendo, a quella che sarebbe stata una serata davvero indimenticabile.

Il gruppo si era appena accomodato al tavolo, nella zona discoteca.

Di fronte a loro, al centro della stanza c’era un grande palco a forma circolare con due pali da Lap dance, le luci soffuse color porpora e oro conferivano un’atmosfera ovattata, calda e rilassante, anche se era chiaro che di lì a poco sarebbe diventata incandescente.

Mike si accorse dell’imbarazzo ancora evidente di Andrew.

<<Andrew! Ora capisco perché avevi il loro bigliettino in sala mensa! Vecchio volpone, se tua moglie sapesse, eh?>>.

 

Ormai era impossibile impedire i goliardici sospetti dell’amico ma, Andrew ci provò lo stesso.

<<Mike non è come pensi, lo sai benissimo che io…>>.

Pochi secondi dopo e la musica cominciò a farsi più alta e un applauso fragoroso accolse l’entrata delle ragazze sul palco.

<<Caspita! Che meraviglia… ma quante sono!>> esclamò pieno d’entusiasmo Mike, che nel frattempo si era accomodato alla destra di Andrew.

 

L’entrata di quelle sirene, una più bella e sensuale dell’altra, aveva letteralmente folgorato il pubblico. Sul palco incominciarono a ballare dieci ragazze, dai corpi seminudi e sinuosi. La loro bellezza era mozzafiato. Si muovevano lente, feline, inarcando la schiena, ancheggiando sfacciate e avvinghiandosi a turno a quei pali, esibendo una coreografia acrobatica, degna di una giostra circense. Strette in striminziti completini sexy mostravano la bellezza dei loro corpi lucidi.

Calze a rete, tacchi altissimi e sguardi conturbanti, ipnotizzavano i presenti che ne seguivano rapiti le movenze.

A un certo punto una delle ragazze scese dal palco e si diresse verso il loro tavolo, tra lo stupore del pubblico.

Andrew si ritrovò a un passo da quella creatura, iniziò a tremare, il battito del suo cuore accelerò d’improvviso quando la riconobbe. Era Diletta.

 

Non era la prima volta che Andrew vedeva Diletta seminuda, ma l’emozione sembrava lievitare sempre di più ogni qualvolta se la ritrovava di fronte.

L’atmosfera, la magia e il fascino proibito di quell’ambiente, avrebbe vinto su qualunque uomo, e lui non ne era certo immune.

La donna si avvicinò a lui e continuando a ballare si sedette sulle sue gambe, allungò una mano verso la tasca della sua giacca e v’infilò un bigliettino piegato in quattro, quindi si allungò verso il suo orecchio << Ti prego Andrew…stai al gioco…>>. Quel sussurro caldo cominciò per mandarlo in estasi.

 

Poi, Diletta si alzò, e continuando a ballare prese il boa rosso di piume che indossava e lo attorcigliò al collo dell’uomo – che non sentiva più la terra sotto i piedi, infine prese la sua mano e lo invitò a seguirla.

 

Nel frattempo il palco era tornato sgombro dalle altre ballerine, che avevano lasciato spazio per la performance dell’Etoile, la splendida Satine.

La ragazza lo fece sedere su una sedia appoggiata al palo e con un paio di manette, legò le braccia di Andrew, imbarazzatissimo.

Solo in quel momento l’uomo si accorse che il locale era sprofondato nel buio e l’unico faro acceso danzava sopra di loro illuminando l’intreccio dei corpi. Satine continuava ad avvinghiarsi a lui che ormai, seppur fosse teso e paonazzo, le sorrideva cercando di assecondare quel gioco sensuale.

 

Gli amici, rimasti al tavolo a godersi quello spettacolo esilarante e invidiabile, ridevano a crepapelle; avrebbero avuto nei giorni seguenti un motivo più che valido per prendersi gioco di lui, in sala mensa.

 

Andrew stava scoprendo sempre di più quanto il fascino di quella donna, per lui, fosse diventato irresistibile.

Non aveva mai desiderato tanto e profondamente una donna, in tutta la sua vita.

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