Rapsodia in nero – Nona puntata

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9 – Una serata tra amici – di Massimo Soccol

<<Vai all’inaugurazione del Satine?>>. Vecchio mandrillo! Ti avevo mal giudicato Andrew, non sei il borghesuccio benpensante che credevo>>.

Il sorriso beffardo di Mike, collega e amico dai tempi del college, lasciò Andrew nell’impossibilità di rispondere.

Se ne stava da più di dieci di minuti con il biglietto da visita del Satine tra le mani. Lo girava e o lo rigirava sperando che tra una rotazione e l’altra apparisse qualcosa. Una nota, un messaggio. Qualsiasi cosa. Gli andava bene anche un appunto beffardo di Gerald. Giusto per avere qualcosa su cui coltivare i propri pensieri.

Era in mensa da solo, o almeno lo era fino a poco fa, cercando di decifrare la strana situazione in cui era piombato quando Mike Winterson lo aveva agganciato con la chiara intenzione di non mollarlo.

<<Andrew, mi hai appena dato la risposta che cercavo>>.

<<Che vuoi dire?>> rispose imbarazzato.

<<Quel bigliettino ci risolverà il problema “John” non credi?>>

Andrew, sinceramente in difficoltà <<Scusa, Mike, ma non riesco a seguirti…>>.

<<Andrew, mio fratello si sposa tra due settimane. L’irreprensibile John Winterson convola a nozze con l’algida regina dei ghiacci Emma Schuster>>.

In quel momento Folder capì dove voleva arrivare il suo amico. “Tu sai quanto quella donna non mi sopporti, ma la cosa è reciproca.”

E il suo sorriso si allargò in modo delizioso. <<Quindi… avendomi vietato l’organizzazione di una qualsiasi forma di addio al celibato in prossimità delle nozze… noi giocheremo d’anticipo e venerdì ci faremo una bella seratina tra maschietti allupati. E tutto questo grazie all’aiuto insperato del mio amico “ex- bacchettone” Andrew Folder>>.

<<Mike, aspetta. Non correre troppo…>>.

Andrew iniziava già ad agitarsi al pensiero di entrare di nuovo in contatto con lei.

<<E chi corre amico mio? Io volo. Dammi un po’ di spiccioli che vado al telefono per prenotare un tavolo in prima fila per la nostra combriccola.

Chiamo solo gli intimi, ne verrà fuori qualcosa di indimenticabile>>.

Meccanicamente il dottor Folder prese il portamonete solo per vederselo strappare dalle mani dal suo collega. Un minuto dopo stava già svuotando il contenuto nella gettoniera del telefono a muro della mensa. Sette minuti dopo un tavolo e cinque amici erano già stati fermati e confermati per la serata che avrebbe riportato

Andrew nel torbido mondo da cui stava cercando disperatamente di fuggire, ma senza una reale convinzione. Voleva rivederla, e questa era l’occasione perfetta per dare risposta alle troppe domanda che gli ronzavano fastidiose nella testa.

La giornata si spense velocemente. Avere un obiettivo, una possibilità di rivederla gli dava carica ed energia per affrontare tutto il lavoro che aveva lasciato indietro. Venerdì arrivò in un lampo.

Con la stessa rapidità riuscì a farcire due veloci bugie per la moglie. <<Usciamo per due birre, sai che Emma non vuole niente di “sconveniente”. Ci piazziamo in un pub, non so quale, lascio decidere al gruppo e dopo un paio di bevute ce ne torniamo tutti a casa>>.

 

Un bacio di proforma, una spolverata alla giacca ed un saluto affettuoso. E così anche la sua vecchia maschera aveva giocato la sua parte. Un taxi e dieci minuti di traffico lo separavano dall’incontro che avrebbe frantumato ogni sua resistenza.

All’incrocio della 57esima la Park Avenue i fratelli Winterson, Dave Hogan, Peter Summer e Mark Holland lo aspettavano in pompa magna. Non si vedevano da diverse settimane e l’occasione che aveva fornito loro era la ciliegina sulla torta per un ritrovo che tutti aspettavano da tempo.

La battutacce volarono subito, i commenti piccanti sulla prima notte di nozze scrosciarono senza sosta, ma Andrew non era presente. Non con la testa almeno. Riusciva con disinvoltura a ridere, a seguire i discorsi degli amici risultando simpatico e affabile, ma buona parte dei suoi pensieri era convogliata altrove.

Riuscì a tenere alta la facciata fino al momento cruciale, fino a quando Mike si alzò dal suo sgabello, estrasse il biglietto del Satine e sventolandolo sotto il naso degli amici proclamò che quella sarebbe stata la prossima tappa dell’ultima folle notte da celibe del suo fratellino.

Tutti proruppero in un ululato di gioia, tutti fuorché uno. Ma nessuno se ne accorse.

Il gruppetto attraversò velocemente il mezzo isolato che li separava dal locale per ritrovarsi di fronte ad una coda impressionante. Il locale era nella sua serata di inaugurazione ed aveva attirato una marea di gente. Andrew iniziò ad innervosirsi all’idea di trovarsi in mezzo a delle persone che avrebbero potuto riconoscerlo. La situazione, come da copione, a quel punto poté solo peggiorare.

 

Rassegnati ed annoiati i sei uomini in fila sobbalzarono all’arrivo inaspettato di una cameriera. La ragazza nero vestita era uscita dal

locale puntando senza indugio verso Andrew chiedendogli se era lui il Dottor Folder. Tutti guardarono sbigottiti più Andrew che le gambe mozzafiato di lei. Lui poté solo balbettare un <<Sì, perché?>>. La ragazza a quel punto lo prese sottobraccio invitandolo di seguirla assieme ai suoi amici.

Il gruppetto non sapeva che pensare, le birre del pub iniziavano a fare affetto, ma nessuno seguiva l’ancheggiamento della bionda. Tutti puntavano lo sguardo sul volto imbarazzato, misto colpevole, del loro amico. Una volta all’interno la ragazza presentò il locale come fosse il maitre porgendo gli omaggi del proprietario che lo considerava un ospite d’onore.

Superato l’imbarazzo iniziale Mike riprese subito la parola: <<Andrew! Ora capisco perché avevi il loro bigliettino in sala mensa! Vecchio volpone, se tua moglie sapesse, eh?>>.

<<Mike non è come pensi, lo sai benissimo che io…>> non riuscì a finire la frase poiché uno scroscio di fischi e applausi accolse l’ingresso delle ragazze. Corpi seminudi, oliati, bellissimi si muovevano sinuosi di fronte a loro. Ragazze di colore si strusciavano su corpi rosati. Capelli biondi e castani si alzavano morbidamente seguendo le forme curvilinee delle ballerine. Musica e luci facevano il resto inebriando gli spettatori.

Il gruppetto di amici se ne stava a bocca aperta senza accorgersi che una della incantevoli sirene era scesa dal palco per chiedere di poter ballare al loro tavolo.

 

Andrew si voltò trovandosi di fronte lo splendido corpo seminudo di lei.

Emozionata, forse intimidita ma travolgente senza limiti.

 

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