Rapsodia in nero – Decima puntata (Parte B))

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10 – Il sogno (Parte II) di Anna Maria Fazio

Nel giorno del suo ventiduesimo compleanno, Diletta capì definitivamente che qualcosa in lei era cambiato per sempre e aveva mutato in modo irreversibile la sua personalità.

I due stupratori della ragazza furono ritrovati cadaveri, qualche mese dopo, nelle acque del fiume Hudson, a Manhattan – durante una discussione in un bar, si erano vantati di una superba e indimenticabile scopata con una vergine, avvenuta qualche tempo prima, e per la quale l’avevano fatta franca.

Diletta sentiva che c’era Gerald dietro a quel duplice delitto. Una vera e propria esecuzione. I corpi martoriati, ed evirati – furono trovati con i propri genitali nella tasca dei pantaloni – non lasciavano dubbi. Quando Gerald quella mattina a colazione, le porse il Time per leggere l’articolo che riportava la notizia, ne ebbe la conferma provando una malsana e perversa soddisfazione, tanto da avere un orgasmo.

Quell’esperienza orribile e i quattro anni successivi vissuti con Gerald, trasformarono inevitabilmente la ragazza. Consapevole del suo potere sugli uomini e della sua bellezza, divenne una delle ballerine di Lap dance, più desiderate, del locale, uno dei Night Club più famosi di NewYork. Diletta era una vera miniera d’oro per Gerald, che decise di battezzare il nuovo locale – chiuso per restauro da un paio di mesi – con il nome d’arte della sua pupilla.

La riapertura era prevista per quel venerdì alle ore 23.00.

Venerdì, 19 maggio 1973. Era il giorno dell’inaugurazione. Le prime pagine dei più importanti quotidiani di New York riportavano la notizia in prima pagina. Il caso o il destino, voleva fosse anche il giorno del compleanno di Diletta.

<<Sei pronta tesoro ? Questa sera ti voglio in gran forma, lo sai. Il Satine è pronto per la sua regina! >>

Gerald continuava a martellarla con il suo entusiasmo per l’evento imminente. Lei invece non era così ansiosa di riprendere quella vita.

Non da quando aveva incontrato Andrew. Quell’affascinante dottore, la scoperta del cancro, quel loro disarmante e reciproco imbarazzo quando i loro occhi s’incrociavano, la speranza di guarire e ricominciare una vita nuova, erano pensieri che come tarli la accompagnavano dal loro primo incontro. Lei era Satine, donna del boss – ribattezzata così da Gerald ;  l’Etoile dal fascino magnetico e raffinato da prostituta d’alto bordo. Lei, dotata di straordinaria bellezza, di movenze superbe da ballerina, di un’oratoria colta ed elegante, era diventata l’appendice inseparabile di Gerald Turner.

Quell’uomo l’aveva salvata da morte certa, ma anche avvelenata nell’anima, rendendola degna compagna di un uomo senza scrupoli.

Aveva curato le sue cicatrici, quelle di un passato orribile che solo lui conosceva. Quel passato divenne l’arma per tenerla legata a lui.

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 Erano bastati un paio di mesi per far rinascere il locale con una nuova immagine, ampliandolo negli arredi e nei servizi offerti e ben pagati ai clienti distinti e selezionati. Quella sera avrebbe riaperto i battenti.

<<Dopo colazione ti accompagno a visitare il locale, tesoro>>.

Le disse perentorio Gerald mentre sorseggiava il suo caffè, fumante e nero, e fumando il suo sigaro cubano preferito, seduto al tavolo della sala da pranzo. La notte prima, lui l’aveva posseduta, come faceva sempre, da quando era entrato nella sua vita. L’attico di Gerald si trovava vicinissimo a Time Square, uno dei maggiori incroci del distretto newyorkese a Manhattan.

<<Va bene, Gerald, andiamo, io sono pronta>> disse la donna, uscendo dalla camera da letto e rivolgendosi all’uomo che se ne stava intento e inorgoglito, a leggere l’articolo del Time.

Quel night Club era un’ottima copertura per i suoi loschi affari, incrementati ormai, dal fausto successo della sua Satine.

Il locale era davvero affascinante. Il Satine era un luogo raffinato ed esclusivo, pronto a farti abbandonare ansie e inibizioni, e per catapultarti in un nuovo mondo, di fascino, divertimento e lussuria allo stato puro. Il locale si sviluppava su due piani, il primo riservato alla zona discoteca e spettacoli di Lap dance, Pole dance, Burlesque e Strip – Tease e il secondo, con american Bars, Cigar room e la zona Vip room e Champagne room. Gli arredi cambiavano in ogni zona del locale, passando dai morbidi drappeggi di velluti

rossi, o blu, e ricami d’oro, alla morbidezza della pelle color avorio dei divani e chaise longue, incorniciati dalle luci sensuali e soffuse color porpora, fucsia, blu, per atmosfere irresistibili, calde e avvolgenti.

<<Cos’hai Diletta? Non mi sembri particolarmente socievole questa mattina. Non fare scherzi! Sai che stasera ricominciamo e tu devi essere la migliore, come sempre!>> disse l’uomo con tono sospettoso e aggrottando la fronte, mentre si avviavano verso il locale.

<<No no… ma cosa dici Gerald… ho solo un’emicrania terribile. E’ tutto bellissimo. Non vedo l’ora di ricominciare>> rispose, cercando di nascondere i suoi veri pensieri.

Si sentiva in gabbia, ormai da molto tempo. In una gabbia dorata che le stava stretta. L’uomo la conosceva bene e sapeva che mentiva spudoratamente. La notte prima, a letto, la sentì piangere in

silenzio. Lui si era preso, come sempre, il suo meraviglioso corpo, che l’aveva stregato e che gli apparteneva. Non avrebbe mai permesso che lei lo lasciasse.

<<Solo il cancro potrà salvarti da me… non dimenticarlo… amore>> le disse sarcastico, tra un sospiro e un gemito, durante l’orgasmo la notte prima.

Arrivarono al locale e iniziarono a visitarne l’interno.  Diletta era accanto a  Gerald che le teneva stretta la mano nella sua, così forte da farle scrocchiare le nocchie. Poi l’uomo si fermò di scatto e tirandola verso sé tentò di baciarla sul collo.

Lei, d’istinto si ritrasse, girando il viso dall’altro lato, sperava di riuscire così a celare la smorfia di disgusto provocata dal tanfo d’alito dell’uomo.

Lui, allora,  le prese un braccio e stringendoglielo con forza la strattonò, costringendola a tornare con il viso verso il suo.

Lei abbassò lo sguardo e lui stringendola a sé con decisione le gridò a muso duro.

<<Ricordati che sei la mia puttana, cazzo!. La mia regina, la regina delle puttane! Mia! Sei solo mia! Guai a te, se mi fai scherzi, siamo intesi?!>>.

Quel tanfo maleodorante di sigaro bruciato e alcol l’aveva invasa e ricordando molto bene di cosa era capace, e annuì col capo, come a

tranquillizzarlo. Il viso di Diletta diventò inespressivo. I suoi occhi divennero freddi e lucidi di rabbia. Quando lei si rivide riflessa nei suoi occhi, si scosse, destata come da un profondo sonno. Proprio lui, l’uomo che l’aveva salvata e che ora invece odiava più di ogni cosa al mondo, le aveva insegnato a non arrendersi, a trovare la forza per rinascere, a ricostruirsi dopo lo stupro.

A vendicarsi.  L’allieva presto avrebbe superato il maestro.

<<Certo mio caro Gerald… la tua meravigliosa puttana non ti ha mai deluso e non accadrà certamente adesso!>> esclamò con voce calma e felina, scandendo lentamente le parole.

Il suo tremore, la sua remissione, la sua paura di poco prima, verso quell’uomo, cedette il passo alla caparbietà e alla forza, a quella rabbia, che albergavano in lei da tanto tempo ma, che solo ora sentiva avrebbero avuto un sostegno, un complice. Ora c’era Andrew nella sua vita.

Gerald si accorse, con soddifazione, del cambio d’umore della giovane.

<<Hehehe… brava la mia Satine, così ti voglio! Stupenda, rabbiosa e puttana!>>.

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