L’attesa della crisalide

“Le cose belle succedono a chi sa aspettare – Non stancatevi di aspettare. La ricompensa sta attendendo che abbiate pazienza”.

L'attesa.
L’attesa

 

“Comprendere sé stessi richiede pazienza e tolleranza; l’Io è un libro composto da molti capitoli, impossibile da leggere in un unico giorno. Tuttavia, quando inizi a leggerlo, devi leggerne ogni parola, ogni frase, ogni paragrafo, perché in essi vi sono gli indizi della totalità. Il principio è in essenza il finale. Se sai leggere, potrai trovare la saggezza suprema”.

Jiddu Krishnamurti

Io amo scrivere, l’amo in modo viscerale, me ne rendo conto, e l’attesa è sempre stata una costante nella mia vita. Ci sono abituata talmente che – prima inconsciamente – poi, conscia, ne ho fatto la mia linea guida – ho cercato sempre di “complicarmi la vita, scegliendo la strada più difficile, quella non “battuta da tutti”, quella scomoda e piena di sassi, per seguire le mie passioni, i miei sogni di bambina. Una bambina che voleva fare la cantante, la pittrice, la scrittrice. Ricordo bene, quando nel garage di casa (il mio palcoscenico), passavo ore a cantare a squarciagola, stringendo in mano un pezzo di legno immaginando fosse un microfono, e tutto intorno a me una platea ad ascoltarmi rapita, oppure, quando disegnavo, cercando di imitare mio nonno e seguendo i suoi insegnamenti, o ancora, quando i miei voti alti in italiano stupivano anche me, facendomi innamorare, già allora, ma “inconsapevolmente”, della scrittura.

Poi, da grande, ho scoperto, frequentando per un po’ un corso di canto, di essere un mezzo soprano, ma non ho coltivato quella voce. In seguito, ho iniziato a “raccontarmi”, come pittrice, attraverso i miei quadri, fino a rendermi conto, infine, che scrivere, mi avrebbe aiutato a manifestare meglio il mio Io più recondito, mescolando insieme tutte le mie passioni, e trasformandomi nella donna e nell’artista che sono.

 

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Posso dire con certezza che il mio processo di metamorfosi è paragonabile ai quattro stadi di trasformazione del ciclo vitale di una farfalla; uovo, bruco, crisalide e farfalla.

Chi mi conosce sa che, prima di cimentarmi nell’arduo progetto di scrivere un romanzo, per giunta un thriller, ho scritto racconti erotici; sì, non storcete il naso, è come se vi vedessi, sapete? La scrittura erotica è un genere come un altro, spesso s’inizia così, portando “fuori” le fantasie, caricandole d’immaginazione, di verità nascoste, quelle che molti si rifiutano di accettare come proprie, da puritani, da sciocchi, da vigliacchi.

L’erotismo – fatevene una ragione – è parte di tutti noi, volenti o nolenti, il sesso è una delle poche cose belle che la vita ci riserva, quindi vergognarsene è sbagliato, oltre che poco intelligente, e lo è, anche rinchiuderci in noi stessi e non accettarsi, voler sempre più uniformarsi agli altri, a uno stereotipo che non ci appartiene. L’insicurezza è ciò che ci spinge, inesorabilmente, a voler essere parte di un qualcosa, a tutti i costi, annientando ogni possibilità di renderci unici, consapevoli della nostra forza, della nostra potenzialità. Se poi, quel qualcosa è sbagliato, ed esula dai nostri principi, poco importa. Meglio una mera illusione che un’amara consapevolezza.

Beh, niente di più sbagliato. E’ meglio essere quel soldato che rompe le righe, e subisce le punizioni, rimproveri, delusioni, piuttosto che continuare a camminare in fila perfetta, armati di falso orgoglio, con gli occhi bassi, un passo dopo l’altro, senza mai scoprire cosa c’è dall’altra parte; senza mai provare il sapore della libertà.

Una libertà, non sempre, anzi, spesso al contrario, non porta necessariamente a un riscontro economico.

E’ dura dover aspettare, però, converrete con me, specialmente se ci è negata anche quella cosa così importante che tutti dovremmo poter avere, quella cosa che ogni essere umano merita e sul quale è basata la nostra Costituzione; il lavoro, un lavoro dignitoso.

Senza un lavoro nulla è possibile, figuriamoci realizzare i sogni. Tutto ormai è mercificato in nome del Dio Denaro. Le cose più importanti, essenziali, hanno bisogno di denaro. E non venitemi a dire che non è così, perché sapete bene che siete in torto. Potrei stare ore a scrivere di questo, e non sarebbe abbastanza.

Quindi se vi piace raccontarvi delle belle frottole, perché dall’alto della vostra saccenza e menefreghismo, seduti alla poltrona del vostro bel “posto fisso”, questi problemi non vi toccano, fatelo pure. Io, come essere umano ho sempre fatto bandiera di questo pensiero, che è sempre stato il mio Principio, sul quale ho basato il mio percorso di artista, definendomi, non a caso, “artista ribelle”.

La cosa che più mi rattrista, però, è vedere come tutto questo marciume, questo opportunismo, questo buonismo, stia facendo sprofondare nel baratro l’animo umano. E’ diventato così raro incontrare anime pulite, ma ce ne sono tante, tantissime nascoste, che mi sento, a volte, stringere la gola, mi sento soffocare e trovo respiro e speranza soltanto rifugiandomi nel mio mondo, fatto di parole, di colori continuando a scrivere, dando sfogo alla mia fantasia. Rimango però, coi piedi per terra, ben consapevole che le cose non possono cambiare, forse nemmeno migliorare, se non c’è coalizione, solidarietà, negata, offuscata da una competizione che non ha motivo di esistere. Ognuno di noi è un mondo a sé, e solo se continueremo a credere fortemente in noi, in ciò che facciamo ci sentiremo liberi e pronti alle cose belle che ci aspettano.

E’ difficile da capire, ma dobbiamo allenare la nostra mente, liberarla e predisporla a tutto questo.

Il segreto della pazienza è ricordare che il dolore è temporaneo e la ricompensa è eterna”.

Cit.

 

 

 

 

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