L’artista incompreso e la sua Musa

Ci sono persone, e persone speciali. Le prime entrano nella tua vita e lasciano un segno nel tuo cuore, le seconde lo lasciano nell’anima. Non parlo di amori, parlo di contatti con la tua essenza, quelli che inevitabilmente, senza che tu possa spiegarne il motivo, sai che cambieranno la tua vita; il tuo modo di “vedere” le cose.
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Immagine di Walter Chappel

Ti obbligheranno con la loro sola presenza ad abbandonare il passato, messo in un angolo come se fosse in attesa per un possibile riciclo. Il cambiamento è già in atto. E’ lento, e necessita di nuovi stimoli. Il passato ha fatto il suo corso. Devi liberartene per sentirti davvero libero. Quando, col passare del tempo, avrà trovato la sua giusta impronta dentro di te, tutto scorrerà liscio come olio. Ogni cosa andrà come deve andare. Faranno luce su quei lati oscuri di te che non riuscivano a emergere,  diverranno ispiratori, a prescindere, rivelandosi la  “chiave di volta” che attendevi.  Inconsciamente.

Non sempre è positivo, non subito, anzi, tutt’altro. Ti provoca un dolore fisico, lancinante, uno smarrimento, una solitudine, e quella sensazione  maledetta che  gli inetti giudicano “il vittimismo degli artisti incompresi; “nessuno potrà mai capirli”. Consiglio: e’ meglio  non capire davvero un artista, perchè gli artisti non hanno bisogno di essere compresi.

Ci sono critici d’arte che sprecano parole, lunghe pagine nel tentativo di definirne la giusta impronta. Spesso saccenti, poco immedesimati in quel che davvero è l’artista, il suo messaggio. L’artista non è così trasparente come si vuol far credere.  L’artista è mutevole, si mimetizza, non rivela mai, in modo cristallino il suo vero Io.  Diverrebbe scontato. Facile da manipolare.

A me, come pittrice, e come artista in generale, è accaduto un paio di anni fa, in piena  crisi da “tela bianca, o foglio bianco, come si suol dire. Quel periodo di confusione, di smarrimento artistico che ogni artista attraversa, spero, prima di capire davvero il suo posto in questo marasma che è l’arte, e per un artista, la sua stessa esistenza.

Ero incredula, ho sempre creduto che non potesse accadermi una tale meraviglia, di ricevere un così meraviglioso e terribile dono. Non esagero, credetemi, se riuscite. L’arte è dolore, non piacere. Così ho incontrato anch’io la mia Musa, un giovane ragazzo che ha arricchito e sconvolto il mio percorso, il mio cammino, in parte la mia stessa vita.

Da lì, la mia passione per la psicologia e per il genere thriller, il noir, il dolore che si fa sangue, il corpo che si fa pagina. Sì, perché non si può modificare, smussare, definire, descrivere cosa ci sia dentro la mente e nell’anima di un artista. L’artista non è un Dio, tutto il contrario. Ha il diavolo dentro ammansito da quel suo essere indifeso, difronte al mondo che lo giudica ribelle, “strano”, incosciente, visionario, irascibile e superbo.

La Musa degli artisti esiste. La mia è stata una persona speciale, grazie al suo incrociare il mio cammino ho capito il mio percorso artistico. Lui, la Musa, è dentro le pagine, dentro il senso di quelle parole che  hanno composto frasi,  dentro quelle emozioni che hanno provocato lacrime e profumato i capitoli. Da lì, la fusione della pittura con la scrittura.

Nel mio primo vero romanzo (spero presto di pubblicarvi notizie in merito) è espresso parte di quel cambiamento che è avvenuto in me, come artista e come persona.  Quando leggerete questo lungo viaggio all’interno dell’anima di un’artista, scoprirete cosa significa entrare nella psicologia di una pittrice, la sottoscritta, che attraverso il personaggio principale vi racconterà le sue sfaccettature. Non c’è superbia nel sentirsi artisti, c’è solo il tentativo di raccontare al mondo , “un mondo diverso”, per sentirsi meno soli.

A volte non è stato nemmeno un complimento sentirsi definire così. Tutt’altro. E’ la croce e delizia della mia esistenza.

 

 

 

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