L’Arte Contemporanea si macchia di sangue

L’Arte Contemporanea si macchia di sangue

 Com’è nato Alla destra del Diavolo?

Quando iniziai a scrivere questa storia, pensavo a qualcosa di totalmente diverso dal solito.

E’ un progetto arduo, il mio; fondere il mio nuovo stile pittorico – partorito da un percorso creativo di crescita, di introspezione – con la scrittura. Non ho scoperto l’acqua calda, questo lo so, ci sono pittori che hanno dedicato poesie, racconti, alle loro opere, ma ciò che io ho voluto fare con questo progetto è totalmente diverso. Creare una relazione intima, una sorta  di simbiosi tra la trama di un thriller e le opere. Renderle protagoniste. Sfaccettature della personalità travagliata e inquieta che è la protagonista di questa storia. E’ stato naturale, per me. Come pittrice astratta informale dal 2006, le mie opere nascevano da un pensiero, da un concetto che rimbalzava nella mia mente e prendeva forma sulla tela.

Utilizzavo i colori puri come vere e proprie “cazzuolate di malta”, dando così un'(in)formale interpretazione di quello stesso pensiero e “costruire” mattone, dopo mattone, la mia opera.

Poi, due anni fa, nei quali sono stata lontana dalle tele, da esposizioni e quant’altro, tutto è cambiato. Non completamente però, perché tutti come persone cresciamo, invecchiamo, modifichiamo il nostro modo di comportarci,  secondo il grado di maturazione della nostra personalità, del nostro Io. Noi, non cambiamo mai, realmente o in modo radicale.

E’ questo il bello dell’essere umano. Può modificarsi, plasmarsi, migliorarsi, nel bene e nel male. Rimane, deve rimanere sempre sé stesso, o morirà nell’anima. Questo è ciò che è accaduto a me. Scrivo dal 2010 attraverso la scrittura erotica (definita anche poco erotica da qualcuno, ma il gradimento è soggettivo, sempre) ho intrapreso questo viaggio meraviglioso e solitario che mi coinvolge sin dentro ogni mia molecola.

Io sono un’artista autodidatta e non ho la presunzione e mai l’avrò, di definirmi una scrittrice solo perché scrivo. Non mi definisco pittrice solo perché dipingo. Mi sentirò tale quando questo libro troverà una vera casa editrice che leggendo questa storia vorrà puntare su di me realizzando il mio sogno. Mi sentirò completa quando il messaggio che sussurra dalle mie tele sarà ascoltato.

Ho molto da dire, ancora. Devo solo pazientemente trovare la voce giusta con la quale gridarlo al mondo. In questo romanzo ho riversato le mie emozioni, le sensazioni che mi attraversano quando  sono difronte a una tela bianca.   E’ il mio modo di colorare il mondo di cui faccio parte.

 

In questo romanzo c’è qualcosa di speciale, per me. E’ il romanzo nel romanzo. La mia scelta di collegare le due diverse trame provenienti da un’unica storia è stata un’esigenza. In principio il testo era stato affidato a una casa editrice che, per oltre un anno e mezzo mi ha illuso e tenuto in  scacco, in quanto, la stessa, operando anche nel mondo dell’arte attraverso esposizioni in gallerie ed eventi, aveva visto in me e nel mio progetto un’interessante “novità” su cui focalizzare la sua attenzione; come si suol dire “Due piccioni con una fava”. In realtà, come purtroppo troppo spesso capita, non era seriamente interessata (per non so quale motivo “certa gente” si diverte così) “ingannando” non tanto economicamente, quanto psicologicamente, i nuovi autori, gli artisti emergenti e i loro sogni.

Poi, il destino  mi è venuto incontro. Ho chiesto a un legale esperto in diritto d’autore, di valutare quel contratto di edizione.  E’ risultato che quel contratto era annullabile, per una grave omissione, da parte della casa editrice, riguardo all’articolo 122° della Legge sul diritto d’autore. Quella casa editrice si è volatilizzata (ovviamente). Non si è giustificata, nemmeno ci ha provato.

Tornata in possesso dei miei diritti sul testo, io ho continuato a scrivere il seguito, rimasto in stand by nella mia mente. Ho scritto, cancellato, e poi ricominciato tutto da capo, cercando di trovare la strada giusta per esprimermi in modo totale come artista.

In passato ho ritenuto valida l’auto pubblicazione per i miei racconti erotici. Questa volta, pur approvando per certi versi il Self Publishing, non intraprenderò più quella strada, dettata nel mio caso,  per lo più da una sorta di rabbia, di rivincita su chi ha cercato di “fottermi” e sminuirmi come persona e come professionista (fare le cose seriamente è sinonimo di professionismo).

Il mio lavoro sarebbe sminuito e poco considerato, a pari merito con il mio diniego di pubblicare dietro contributo.  Non è questo che voglio. Non funziona così, con me; né per i miei scritti né per i miei quadri. Un tempo una persona, un artista con conoscenza e competenza nel mondo dell’arte, mi propose di partecipare a un’asta benefica con alcune mie opere, parte dei proventi sarebbe andato a beneficio una Onlus che si occupa di promuovere attività socio-assistenziali di supporto e a sostegno delle famiglie dei pazienti in stato di coma a seguito di celebro lesioni acquisite.

In quel periodo avevo smesso di dipingere, mi ero allontanata dalle tele e dal mondo dell’arte, proprio perché mi sentivo svuotata di ogni ispirazione, di quell’entusiasmo che mi aveva guidato in passato. Decisi di accettare quella proposta, ma solo a una condizione. Avrei donato in modo totale tutti i proventi derivanti dalla vendita di quelle mie due opere. Io non avrei trattenuto nemmeno un centesimo. Delusa da un modus operandi che mi stringeva il suo cappio al collo. O fai così, o rimarrai emergente (sconosciuto) per sempre.  Almeno, i miei quadri sarebbero serviti a qualcosa d’importante, piuttosto che marcire in un garage.

Lui mi rispose così:

Non capita tutti i giorni di vedere persone come lei.

Ho visitato il suo sito e ho visto i suoi lavori, e letto la sua biografia, e le posso dire questo: lei avrebbe tutti i presupposti per essere una grande artista, non per i lavori che esegue, ma per la sofferenza dell’anima che lei ha.

Lei deve svuotarsi da tutti gli stereotipi, e liberare la sua mente (più che il cuore) ad un’ arte totalmente sua. Un’Arte per come la vedo io, primo, non deve essere decorativa, secondo, non deve trasmettere emozione, ma un messaggio, il messaggio che lei vuole dare al mondo attraverso le sue opere.

Lei deve fare arte per lei non per gli altri che la giudicano, è la sua Arte, e lei la protagonista di quello che realizza, gli altri non contano niente.

 

Non è stato semplice, ma con questo mio progetto penso di aver finalmente liberato la mia mente, proprio come mi era stato consigliato, per permettere così a quella sofferenza dell’anima, che mi caratterizza, di trovare libero sfogo nella mia arte.

A quella persona dico grazie, perché ora, qualunque cosa succederà, io mi sentirò pienamente serena, soddisfatta e libera di poter essere la protagonista di un’arte solo mia. Un’arte che respira attraverso la mia pelle, che grida con la mia voce, che lacrima dai miei occhi.

 

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