La Verita’ è un atto di coraggio 2

Articolo scritto l’8 maggio 2015.
… Sono lieto di comunicarle che ho proposto la sua candidatura al Primo Premio Internazionale xxxxxx, un prestigioso evento espositivo di arte contemporanea.
Poiché conosco e stimo il suo valido operato che si distingue per doti e meriti, ho messo in evidenza le sue qualità agli altri componenti della commissione scegliendola tra i tanti possibili candidati e pertanto a differenza degli altri partecipanti non dovrà sottoporsi ad ulteriori selezioni ed avrà il privilegio di essere tra i pochi scelti che avranno l’onore di poter esporre le opere (…)
Stimando e apprezzando il suo operato sarei lieto di seguirla in questo progetto e nei futuri che richiedono la qualità e il pregio delle sue opere…
tyrion

 

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Basta! Mi sono stancata di queste “belle parole vuote”.

Mi chiedo come ancora gli artisti emergenti, che sono tanti, possano credere a questi grandi elogi e complimenti. Rendersi conto che sono solo paroloni che galleristi propinano e gonfiano a sproposito, sperando che quell’artista cui  inviano risponda ben felice e contento di poter gonfiare il suo curriculum artistico con decine e decine di esposizioni, senza di fatto, concludere nulla per la sua carriera artistica. Ditemi sono l’unica a pensarla così? E’così difficile da comprendere? Meglio lasciarsi gongolare l’ego smisurato piuttosto che avere il coraggio di dire basta, di esigere rispetto. Davvero credete che molte esposizioni, anche se in luoghi prestigiosi, o in occasione di eventi e manifestazioni importanti d’arte contemporanea possano farvi uscire dall’anonimato, da quell’emergenza di artista? Non si può sentire che è nell’anonimato che vi piace stare, perchè non ci credo, non è così; nel momento in cui mostri un tuo quadro al mondo, all’occhio attento di Internet, vuoi attenzione, e questo non vuol dire desiderio di anonimato. Poi, spesso e volentieri gli artisti emergenti sono persone, come me, senza un vero lavoro che possa permettergli di autofinanziare il loro “percorso”, e credetemi sei costretto a rinunciare a molte opportunità.

Artisti che lottano, si ribellano, a un modus operandi (per carità le gallerie d’arte fanno un lavoro legittimo e rispettabile) ma gli artisti? Il loro valore, il loro talento tanto acclamato e lodato dagli stessi galleristi, non è altrettanto importante e meritevole di VERA attenzione?

Che cosa vuol dire vera attenzione verso un artista? Io vi spiego il mio concetto di merito, cosa mi aspetto da chi si propone a me come gallerista, come promotore di artisti emergenti e meritevoli, con l’intento di far conoscere finalmente tale pittore, al mondo intero e assegnargli il giusto posto, un posto che dia concretezza di risultati ( anche economici, perché negarlo? NON ESISTE ARTISTA DEGNO DI TALE NOME CHE DISDEGNI UN RITORNO ECONOMICO PER LE SUE CREAZIONI. Smettiamola una buona volta! Aprite gli occhi e siate VERI, CONCRETI, CORAGGIOSI. Credete davvero nel talento di quell’artista lo avete scelto tra tanti? Promuovetelo, offritegli la vostra fiducia come essere umano. Un artista se lo fa con passione, non cerca un servizio, non è lì pronto a “acquistare” il proprio talento, ma è lì per far sì che cogliate la sua anima che mette a nudo e che nasconde un messaggio.

Non è un hobby per lui/lei, non è un modo per riempire le giornate vuote, per gingillarsi con tele e impiastricciarsi le mani con i colori come fanno i bambini nell’ora di disegno. E’ una cosa seria. Spesso quel sogno di realizzarsi come artista è l’unica cosa che lo fa andare avanti. Un mettere a nudo l’anima, la sua creatività, quel qualcosa di diverso che affascina e fa pensare a lui come se avesse una sorta di legame mistico con l’Oltre; quell’Oltre che deve essere interpretato e mostrato al mondo.
METTETECI LA FACCIA. Siate concreti e trattatelo con il rispetto che merita il suo lavoro, lo stesso che merita il vostro.

L’artista incompreso. In – compreso. Ossia compreso all’interno di sé, nel profondo. Non è per niente una vittima, o una persona frustrata, o un folle, un visionario. Tutto il contrario; ha qualcosa dentro che lo spinge a dargli voce, che grida prepotente. Ha bisogno di essere ascoltato. Condiviso. Che piaccia o no, non importa. Lui/lei continuerà a farlo fino alla fine dei suoi giorni, successo e notorietà o meno. Leggete tra le righe e se ne cogliete il vero senso, ne possiamo parlare. Io sono disponibile a un confronto, ho esperienza sufficiente per argomentare le mie ragioni. Sono un’artista che dipinge da anni, ho ereditato da mio nonno paterno un amore incondizionato per le emozioni che la pittura gli ha trasmesso e che badate bene, non desidero emergere per il mio ego, ma perché sia restituito all’arte, agli artisti, che ne sono stati defraudati, il significato di una passione che fa sanguinare l’anima. In un mondo, in una società come la nostra, dove devi ricostruirti una vita, un lavoro, un’esistenza degna di questo nome, lo devi fare da solo, è lecito dire il proprio pensiero, come sto facendo io. Chi non ha piacere di leggere queste parole, e non le condivide, dico “passa, passa oltre questo blog, dimenticami, depenna il mio nome dalla lista di “artisti emergenti” a cui inviare proposte. Ne ho a sufficienza di presenza in rete per far sapere chi sono e il mio pensiero.

La scrittura è la mia seconda passione, e ha preso il sopravvento su di me mantenendo la coerenza del mio pensiero che si rifiuta di accettare pubblicazioni a pagamento a ogni costo.
Io amo le verità, piene, le mezze non le digerisco, perciò voglio raccontarvi la mia esperienza in merito.
Un pomeriggio di quasi due anni fa, mi telefona una donna, era la segretaria di una galleria importante, e con voce gentile mi propone un’esposizione presso una location suggestiva come il Catello di Carini in provincia di Palermo. Io lascio parlare, senza interromperla, è il suo lavoro, ed io lo rispetto. Appena terminato di espormi l’offerta, le rispondo con chiarezza, trasparenza e onestà; lo ammetto, una punta di sarcasmo e il giusto fervore. “Sono stanca di proposte di questo tipo, non sono interessata a l’ennesima, inutile “esposizione” che gonfia il curriculum, è per questo che non dipingo da due anni, annientata dalla delusione.
La telefonata termina con le scuse per il disturbo.
Solo qualche minuto dopo ricevo una chiamata, è un numero sconosciuto quello che appare sul display del mio cellulare. Rispondo e dall’altra parte si presenta il “capo”, con nome e cognome, di quella segretaria così gentile con la quale avevo appena terminato di parlare. Iniziamo una lunga conversazione nella quale mi sento “ascoltata per la prima volta”. Gli “sputo in faccia” – brutto termine ma è in definitiva il migliore per rendere l’idea – il mio (educato) disappunto su questo modo di concepire l’artista che oggi, ha il mondo dell’arte o forse meglio dire alcuni addetti del settore. Gli racconto che per colpa di questa delusione – che nasce dal profondo – ho perso la voglia di dipingere, perché sono, non precaria, ma peggio e i colori, le tele hanno un costo non indifferente. Sono una donna che deve ricostruire la sua vita e che vorrebbe solo un lavoro degno di questo nome, una donna che oltretutto si sente artista non perché la definiscono così critici d’arte, ma perché ama la pittura e la scrittura profondamente. Una donna che è come un vulcano che dorme, in attesa di poter esplodere e sentirsi finalmente “libera”. Un’artista che non ha la presunzione di definirsi tale, ma vuole che le parole seguano i fatti, che tutto abbia un senso, altrimenti vuole essere lasciata in pace. Che “spennino altri polli” lei ha già dato.

Non sei un artista che vale se non riesci a vendere le tue opere, e per vendere devi essere quotato, ossia aver raggiunto un valore commerciale di mercato. Ma come si fa a raggiungere un tale valore? Devi “lavorare” ossia devi essere sponsorizzato, proposto in quel mercato così vasto e concorrenziale, da una galleria, CHE VENDERA’ I TUOI QUADRI. Devi lavorare come artista. Utopia! In pratica né più né meno di un giovane che si affaccia nel mondo del lavoro dopo i suoi studi e cerca un’occupazione. Ti chiedono esperienza, se non ne hai col cavolo, che lavori! Vogliamo o no fargli fare questa esperienza? Immaginiamo se al posto di quel giovane c’è una persona della mia età, donna per di più.

Se imparassero un po’ tutti a metterci la faccia, ad assumersi le proprie responsabilità, affrontando anche dei rischi, sarebbe molto meglio per tutti. Perché metterci la faccia, è troppo rischioso per una galleria, vale anche per una casa editrice. Propinare meravigliose parole per convincerti a pagare esposizioni, o pubblicazioni, non ti rende che un numero, non ti fa conoscere davvero, e distinguerti. Sei uno sconosciuto, uno tra i tantissimi. Io non ci sto.

Io non ho niente da perdere, artista emergente sconosciuta sono e artista emergente sconosciuta rimarrò. Sono io che decido come pormi, o mi si prende con tutto il pacchetto, o niente. Lo faccio nella vita, altrettanto come artista.
Mi ascolta attento e afferma che non è come gli altri. Lui crede in me e nel mio talento.
Ovviamente non gli credo. (NON MI SBAGLIAVO).
Qualche giorno dopo decido di scrivergli una mail. Gli propongo una sfida. Investire su di me, e se davvero le sue parole sono sincere e vede in me del talento, ci metta la faccia. Io non pago un solo centesimo, né per esporre i miei quadri né per pubblicare, se valgo come artista saremo in due a guadagnarci, altrimenti per lui sarà un affare mancato. Il rischio dell’imprenditoria è soprattutto questo. Scopro che la sua primaria attività è l’editoria, l’amore per l’arte ne ha decretato la seconda.

Non immaginavo che la sua risposta sarebbe stata “Ok, accetto”. (MAI PECCARE D’ INGENUITA’ CON CERTI SOGGETTI).

 

 

FELICE PER AVER VINTO UNA PICCOLA GRANDE BATTAGLIA, MI SONO DOVUTA RICREDERE E AGIRE PER VIE LEGALI PER TORNARE IN POSSESSO DEI MIEI DIRITTI: L’EDITORE AVEVA OMESSO L’ARTICOLO 122° DEL DIRITTO D’AUTORE, Contratto nullo. 

Consiglio: NON FIDATEVI, Informatevi sempre su chi avete a che fare e si propone a voi come CE. Sopratutto che sia regolarmente registrata.

I risvolti di questa storia?

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Il mio romanzo aspetta un editore vero, sul serio. Uno che ha il coraggio di metterci la faccia. Esisterà?

Oppure il tema che tratto nel mio thriller  “Alla destra del Diavolo” è troppo scabroso? Il mondo dell’arte contemporanea, galleristi senza scrupoli. Successo in cambio di sesso? Il potere del denaro, favori, perversioni nascoste in un thriller che non lascia scampo.

“Raccontare la verità è un atto di coraggio”

 

Io  so aspettare.

 

 

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“Per chi sa aspettare c’è sempre un meraviglioso arrivo, le cose belle hanno il passo lento” . A.Cuomo

Lieta di servirvi.
Anna

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