Essere o non essere se stessi ai tempi di Facebook

Essere o non essere se stessi ai tempi di Facebook

 

Ho sempre guardato questo luogo – Internet – Facebook in particolare, come una vetrina di anime. Nulla di più.

Facendo attenzione riesci a scorgerne di splendide, altre sono oscure, negative, altre, ancora sembrano confuse, perse, come di chi non sa bene dove si trovi e cosa realmente ci faccia qui.

 

Essere o non essere se stessi ai tempi di Facebook

Dare un significato, per me, a un social come Facebook, per esempio, è quasi inutile, anzi, probabilmente se molti anni fa, una mia cara amica delle scuole elementari, non mi avesse cercato in lungo e in largo, per il puro piacere di farlo, e ritrovarmi, consentendomi di rintracciare tasselli della nostra infanzia, non avrei mai pensato di iscrivermi e ritrovarmi in questo marasma di anime. Milioni di anime che si connettono tra loro, interagiscono, si cercano, si trovano, si perdono.

Poi, scopri che le tue passioni e il tuo pensiero possono giovarne e crei un sito personale dove “esponi le tue opere”, apri un blog dove racconti il tuo percorso, e non con la superbia di credere che importi a qualcuno chi sei, cosa fai, cosa vorresti fare – ma pensando di lasciare un segno, seppur minimo, una traccia come “artista/persona”, e che la tua esperienza, i tuoi sbagli, le tue conquiste e anche perché no, le tue delusioni, possano essere di aiuto a qualcuno.

Dieci anni sono passati da quando ho iniziato questo percorso e ne ho viste molte di cose, ho conosciuto gente bella e brutta, l’invidia delle persone, che non avrebbe motivo d’esistere se non per riconoscere la stessa forza e il coraggio per andare avanti con la coscienza pulita – La rivalità, l’opportunismo tra artisti e l’arrivismo cieco di chi “ ha paura di non farcela, o meglio di chi vuole “arrivare a ogni costo. Dove? Probabilmente in alto, sempre di più, non importa come, ma basta arrivare, senza rendersi conto che costoro sono portatori del “nulla”; non del senso pieno dell’arte, che non è altro che la trasposizione della creatività interiore, portatrice di un messaggio d’amore e di bellezza del e per l’essere umano, sempre più in lotta con se stesso, più che con altri.

Ho conosciuto anche la bontà, la generosità, l’umiltà e la solidarietà di altre persone, e di loro amo circondarmi, leggere i loro scritti, assorbirne la saggezza, l’intelligenza, la determinazione, e anche l’audacia d’intenti. Persone di buon cuore. Persone dalle quali ho imparato tanto; persone coraggiose e libere di pensiero, e che non hanno peli sulla lingua; queste persone hanno stimolato e incoraggiato quella parte intima di me che temeva – scusate, ma sono un essere umano come voi  – di non farcela a continuare la mia battaglia nella vita, in primis.

Io non smetterò mai di credere che ci sia, infondo, del buono nelle persone, nonostante tutto intorno a noi sembra farcelo dimenticare. E nel  social, nel virtuale, ormai dilaga sempre più il desiderio di sopraffare il debole con l’uso della parola, che con il suo immenso potere può uccidere più della lama di un pugnale.

 

La vita è così difficile e così semplice allo stesso tempo. E noi esseri umani, amiamo tanto complicarcela, a volte. Abbiamo solo perso la strada maestra.

Io l’ho trovata nella scrittura, e se non potessi più scrivere la sofferenza,  sarebbe indicibile, e se un giorno dovrò dire grazie a qualcuno, a qualcosa, è all’arte che rivolgerò la mia gratitudine. Negli ultimi anni, dipingere e scrivere, mi hanno aiutato a superare momenti duri psicologicamente, nei quali la disperazione avrebbe potuto prendere il sopravvento e trascinarmi in abissi indescrivibili, dove mi sarei potuta perdere per non tornare mai più.  Dedicarsi anima e corpo e perseguire un sogno, con impegno e tenacia, e soprattutto senza aspettative immeritate, avendo la possibilità di mostrarlo e raccontarlo al mondo, grazie a Internet, è stato l’appiglio al quale aggrapparmi e riappropriarmi della mia serenità interiore, facendomi sentire orgogliosa della donna che sono, semplicemente complicata, e dell’artista, che si muove a proprio agio, nei labirinti di un’anima  perennemente inquieta.

Tutti abbiamo una passione, scrivere o dipingere, o altro non importa; tutti noi abbiamo sogni, a volte impossibili, spesso improbabili, ma pur sempre sogni da realizzare, o almeno è giusto provarci affinchè ciò accada. Difficile digerire, ma non impossibile, la presenza di persone che, invece, vive costantemente nella saccenza, chi si sente arrivato, salito (chissà come) “tre metri sopra il cielo”, e ti guarda da lassù con aria soddisfatta e impunita.

Io sorrido per l’ingenuità di tali persone, per la loro pochezza, per la loro boria travestita di umiltà, esposta in lungo e in largo, in cerca di Mi Piace, e consensi fatui. Sono così “presi” da loro stessi da dimenticare persino la buona educazione; gonfi e tronfi dei loro successi, della loro costante presenza, invadenza, e assolutamente non richiesta. Le persone sono intelligenti, e non hanno bisogno d’imposizioni, Hanno bisogno di comunicazione, e comunicare non significa imporre.

Io, sono un tipo solitario, cerco di “usare” questo, palcoscenico – termine forse esagerato ma anche no – come uno strumento utile ma non indispensabile, sono, in un certo verso, poco sociale, e ne sono fiera, pur amando l’essere umano in maniera viscerale, spesso rimango in silenzio, osservando, e riservando a pochi o nessuno il mio “riservato”, che dovrebbe rimanere tale per ogni essere umano dotato d’intelletto.

La tecnologia è una gran bella cosa, ma ha allontanato sempre più, le persone, illudendole del contrario.

Mi sono sempre piaciute le persone semplici, quelle che si sentono parte del mondo, e lottano scalze, attraversando i sentieri pieni di sassi, che s’incamminano sulla scala della vita un passo alla volta, rischiando, agli ostacoli, di doverne fare tre indietro, ma che nonostante questo riprendono lentamente il loro cammino.  Quelle persone non avranno timore di guardarsi allo specchio, perché nel loro sguardo riflesso vedranno la luce chiara e limpida dell’onestà.

C’è chi afferma che anche vantarsi della propria umiltà è considerata una presunzione.  A parer mio, presuntuoso è proprio chi crede di fottere la tua intelligenza facendoti credere il contrario.

Un proverbio dice: “La presunzione è figlia dell’ignoranza e madre della mia creanza”.

La presunzione di chi crede in se stesso e porta avanti i propri obiettivi nel credo dei valori dell’essere umano senza nuocere al suo prossimo, non è passibile di presunzione, chi lo afferma è solo roso dall’invidia e dall’impotenza di poter dire altrettanto di sé, se non difronte al mondo, almeno davanti allo specchio.

 

Io sono dell’opinione che le persone speciali e autentiche, vengono fuori, anche in silenzio, e rimangono il mio genere di essere umano preferito.

Scusate la presunzione.

Lieta di servirvi

LastCry

 

 

 

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