Caro Babbo Natale…

Caro Babbo Natale…

Da bambina non ho mai cavato gli occhi alle bambole. Io sono una buona, fondamentalmente.  Peccato, se lo avessi fatto, mi sarebbe stato utile da adulta. Sei un uomo saggio e intelligente (si presume) quindi non ti sto a spiegare il significato delle mie parole. Leggilo tra le righe.

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La mia potrebbe essere una lettera e attraverso le cui parole, in molti, o forse in pochi, potrebbero riconoscersi.;  visti i tempi nei quali  viviamo dove dilaga ormai come una mare impetuoso il buonismo, il porgi l’altra guancia, il “è vero, hai ragione, ma io preferisco tacere” o ” vai avanti tu, che io quasi quasi faccio  finta di niente come fa la massa. E’ più comodo”.

Tu, caro Babbo, ne hai una prova lampante proprio in questi giorni, dove le luci e gli sfarzi delle feste natalizie cancellano come d’incanto ogni cosa negativa  come si fa con la gomma da cancellare quando un disegno non ci soddisfa.

Subito dopo lo sai tutto tornerà esattamente come prima, se non peggio.

Questo Natale non portarmi dolci, caramelle o balocchi; quelli portali sotto forma di cibo, speranze, bontà e solidarietà, a quelle persone che ne hanno estremo bisogno e che in questo Natale, saranno sole, malate, abbandonate.

Porta meno giocattoli costosi e Smartphone, o Tablet, o tutte quelle diavolerie tecnologiche che ormai usi anche tu (di questo mi dispiaccio)  ai nostri bambini, ai giovani che sono il futuro e non hanno più nessuno esempio da seguire da diverse generazioni.  Porta loro bambole e trenini da montare. Il Natale avrà un altro sapore, quello della semplicità e della spensieratezza che solo i bambini  posseggono.

Porta più onestà, falla riscoprire come un valore universale che non si compra al Supermercato o alla Boutique delle vie più costose delle città vestite a festa.

L’onestà è il regalo che ti chiedo per le persone che non sanno più cosa sia, cioè il motore di tutto. Pensaci converrai con me che ho ragione.

E’ dall’averne o non averne che dipende tutta la nostra vita. Trovare o meno un lavoro per vivere dignitosamente tutti, e dico tutti, senza distinzione; adesso devi pagare. Ogni minima cosa, una casa, un lavoro, i sentimenti, gli avvocati che poi dovranno tutelare economicamente quei “sentimenti” acquistati; siamo ridotti perfino a “comprare” la pace, la serenità tra i popoli.

Essere onesti, essere fiduciosi, porgere l’altra guancia, essere disponibili, avere una buona parola per tutti, allertare gli amici che “qualcuno che vegeta tra le loro amicizie non è onesto,  e il solo fatto che ignorino il tuo avvertimento, non fa che renderli complici di tanta disonestà d’intenti e meschinità.

Li rende complici di un meccanismo attuato da persone che, credendosi furbe, intelligenti, al di fuori di ogni sospetto, speculano, deridono, imbrogliano, fottono chi,  invece, disonesto e gretto non lo è mai stato.  Ebbene, queste persone che leggendo  capiranno, beh,  potete eliminarvi da soli dalle amicizie. Mi fate solo un favore.

A volte, caro Babbo, mi chiedo cosa scatta nella mente di certe persone, per renderle così assurdamente inutili e ipocrite, e a spingerle a comportarsi in maniera così ignobile e corrotta. Credo che io e te, e forse qualcun’altro moriremo con questa domanda senza risposta.

Vivere è meraviglioso, e ogni giorno il nostro venire a contatto con tante persone per i più svariati motivi è molto stimolante; certamente ci arricchisce di qualcosa, come di esperienza, di culture nuove, di sensibilità e consapevolezze, utili, direi indispensabili nel rapportarci al nostro prossimo. Ottimo, tutto questo e molto altro può solo che renderci delle persone  migliori e, desiderio auspicabile per tutti, sarebbe non ricevere , meglio, ricevere il meno possibile calci in faccia, e delusioni nella vita.

 

Calci in faccia, delusioni, fiducia mal riposta, ingenua trasparenza come essere umano e soprattutto, nel mio caso come artista – chi storce il naso perché non crede che io lo sia, beh, non mi spreco a commentare. Dico solo loro che essere artista non vuol dire diventare famoso e popolare.  Gli auguro solo di non conoscere mai l’inquietudine meravigliosa e distruttiva che accompagna un vero artista.  L’angoscia e la consapevolezza che il vivere per lui su questa terra, per il tempo che gli sarà concesso, sono incomprensibili anche a lui stesso.

L’unica cosa che sa bene è quanto siano per lui necessari per dare un senso alla sua vita.  Molti, troppi, si palesano conoscitori dell’arte, del suo meccanismo interiore. Quante balle, caro Babbo, sai quanti fingono di essere chi non sono per sfruttare la buona fede e spillare denaro? Rubare sogni?

Credono che le delusioni possano spezzare le ali dei sogni. Niente di più sbagliato; ma questo loro non lo capiranno mai. Sono solo degli idioti. L’arte non la fermi. L’arte non la spezzi. L’anima di un artista rimarrà  lì inattaccabile in eterno.

Questo maledetto denaro che apre tutte le porte.

Io caro Babbo Natale, denaro non ne possiedo. Ti potrei chiedere tante cose, un lavoro ad esempio, ma nemmeno tu puoi, a meno che tu  abbia amici in alto loco.

Io, come tutti, ho ricevuto diversi calci in faccia, ogni volta però sono stata (alla fine) grata a Dio per avermi  aperto gli occhi e insegnato molto. Esseri pusillanimi e per i quali ho solo disgusto per la “pochezza” delle loro menti che falsamente si credono furbi e migliori del prossimo.

 

Questi esseri ristagnano nelle acque putride dei loro comportamenti illegali e fuorvianti, la bassezza del loro modus operandi imbrattato di miele è invece   melmosa e puzzolente come l’acqua nella quale, insieme ai loro degni compagni, nuotano, e dove un giorno affogheranno.

 

Porta l’umiltà a quelli che sono arrivati, raccomandati, venduti, arroganti e danarosi,  che si crogiolano al sole della boria e della  superbia che indossano come scudo  per impedire a l’onestà di intaccare la melmosa maschera, comprata a buon mercato, in  nome del Dio Denaro, la setta della quale sono orgogliosi adepti.

Caro Babbo Natale, so che ti sembreranno parole molto forti, ma lo sai, mi conosci, io nella mia vita non ho fatto scelte facili, non ho preso la via più breve e comoda. Ho la brutta abitudine di lavarmi spesso sai? Altrimenti mi rimarrebbe attaccata alla pelle e all’anima la cattiveria delle persone.

Invece su di me scivola via e riporta il sorriso sul mio volto, riporta ispirazione e colore nelle mie mani, sulle mie tele.

Continua a sviluppare la mia immaginazione per nuove storie da scrivere. Poveri, mi fanno pena.

Io da donna elegante e intelligente quale sono avrei potuto scegliere la via più logica, la vendetta. Ops! Che cosa dico! Non temere caro Babbo, scrivo thriller ma non farei mai ciò che scrivo.  Mi basterebbe prendere alcune certificazioni e andare dai Carabinieri, una bella denuncia e chi si è visto si è visto. Cosa ci guadagnerei? Niente caro Babbo. Io scelgo l’altra possibilità.  E subdola, elegante, silenziosa, tremenda.

Continuerò a essere la donna che sono, amata e apprezzata, piena di gioia e di malinconie. Che ride e scherza, che vive questa tecnologia come qualcosa fuori dal suo mondo e le va stretto. Io infondo sono e rimarrò una ragazza di campagna. Continuerò a scrivere libri e a dipingere quadri che sconvolgeranno l’anima, continuerò a dire la verità, senza paure e vergogne. Dire nomi e cognomi qui, non ha alcun senso. Io ho un senso per ogni cosa che penso e faccio.

Arriverà il giorno nel quale tutti” i nodi verranno al pettine” e costoro dovranno fare un bilancio delle loro meschine gesta  chiederanno perdono a Dio, che forse perdona,  e agli uomini che invece non saranno così misericordiosi.

A loro porta del carbone impregnato di quella cosa che chiamano purga, ricopri bene con zucchero a velo, quello del Pandoro, rendilo dolce e appetibile alle loro gole, e servilo sulla tavola delle feste.

Usa una dose pari a un decimo dei loro anni, sarà sufficiente a fargli desiderare come unica ragione di vita che il cesso non sia occupato.

Ricorda anche a chi usa il sesso come merce di scambio che il non accettarlo rende la donna MERAVIGLIOSA e l’uomo dovrebbe solo baciar la terra sulla quale cammina e venerarla fino all’ultimo dei suoi giorni.

 

Caro Babbo, in quel tuo enorme sacco pieno di doni, non dimenticare di infilarci anche molte dosi di  pazienza e di bontà, di coraggio di cui il mondo è sempre più scarso. Non sai quanto ne abbiamo bisogno.

Caro Babbo, ho terminato questa lunga lettera. Ti avevo detto di prendertela con calma.

Ah! Dimenticavo, invece di correre sempre dietro alla Befana, ogni tanto passa dal mio blog. C’è sempre posto sul mio divano per te.

Con affetto

Anna Maria Fazio

 

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