Noi. Nuova Opinione Italiana

LA BUGIA DELL’AMORE

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ANNA MARIA FAZIO

Amare davvero è desiderare che l’altro sia felice, anche se non con te.

Finché morte non vi separi. Questa frase è, a parer mio, mal interpretata, o sicuramente, è stata creata per confondere, limitare, soffocare i sentimenti.  Il cuore è un contenitore meraviglioso di una materia che si chiama amore.

Sì, una materia, perché l’amore è palpabile dal cuore stesso. Amore chiama amore? Non sempre, non necessariamente. Alle persone  fanno credere che sia così, che sia loro dovere far in modo che sia tale, qualunque cosa accada, a scapito dell’amore stesso, persino della vita. Ed ecco che arriva la confusione, il limite che permettono sia loro imposto.

Oltrepassarlo vorrebbe dire armarsi di coraggio, di quel libero arbitrio che, di fronte agli altri, si fregiano di possedere, per timore del giudizio, e con falsa coscienza, invece ignorano. Sanno bene, altresì, adottare la mancanza di rispetto  per il senso di quello stesso sentimento,  affievolito, a volte  finito, o in altre si è solo trasformato in affetto.

Quel coraggio spesso manca, adducono mille patetiche giustificazioni come alibi, mentendo spudoratamente, in primis, a loro stessi, e a chi, su quell’altare, hanno giurato di amare. Una vigliaccheria, un opportunismo, un egoismo ossessionato, spacciati per assennatezza, fedeltà, o addirittura per amore vero.

Il risultato partorisce uomini che non sanno vivere, e sopratutto con se stessi. Uomini che perdono il senno per la fine di un amore.

Che picchiano, che addirittura uccidono, che ragionano con il raziocinio inesistente di un invertebrato. Donne che si comportano allo stesso modo, che vivono doppie vite, parallele e assurde, pur di non stravolgere la loro vita di plastica, il conto in banca.

Oppure donne che subiscono, si annullano, si lasciano distruggere nel cuore, nel corpo, per paura di rimanere sole, e di non potercela fare a ricominciare. Niente di più lontano dalla realtà. E’ davvero assurdo tutto questo.

Combattiamo battaglie per l’uguaglianza tra i sessi, (credendo di averla ottenuta) per i diritti civili e umani (credendo di averli ottenuti) e per mille altre importanti realtà, e poi “cadiamo” in fallo così stupidamente, accecati, perdendo la dignità come esseri umani in nome dell’amore.

Desideriamo amare ed essere amati, ad ogni costo.

Ma questo non è amore, questa è  autodistruzione.

Questo sì che è il vero peccato.

Questa è la vera grande bugia che amiamo tanto raccontarci.

 

 

 

 

 

 

 

Marzo 2016. Inizia la mia collaborazione con il periodico di informazione Noi. Nuova Opinione Italiana

DEPENALIZZATO L’ABORTO CLANDESTINO E PENALIZZATE LE DONNE

ANNA MARIA FAZIO

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Con il nuovo decreto legislativo del 15 gennaio 2016, n. 8 (Disposizioni in materia di depenalizzazione), le donne che abortiranno clandestinamente entro i 90 giorni, saranno condannate al pagamento di una multa: da un minimo di 5mila ad un massimo di  10mila euro (lo stesso decreto prevede la cancellazione del reato penale per chi abortisce oltre i 90 giorni di gravidanza). L’articolo 19 della 194 prevedeva, invece, una sanzione più che sostenibile di 51 euro (100mila lire ai tempi dell’approvazione della 194), che lasciava alle donne la possibilità di andare in ospedale in caso di complicazioni post intervento e anche di  denunciare chi praticava aborti fuori dalla struttura pubblica.

Ma adesso, questa salatissima multa che si abbatterebbe come un macigno sulle scarse risorse economiche di donne precarie, immigrate o indigenti, potrebbe diventare un deterrente , scoraggiando il ricorso alle cure ospedaliere con gravi conseguenze sulla  salute. Consideriamo inoltre che gli aborti clandestini in Italia sono in aumento.

Purtroppo una stima del Ministero della Salute (sottostimata) dice che sono circa 15.000 le interruzioni di gravidanza,  in Italia, conseguenza questa di una sempre più scarsa informazione sui metodi contraccettivi e su i rischi per la salute  per la donna in caso di un’interruzione di gravidanza, fai da te  –  sempre più diffusi sono in internet i siti che invitano a disfarsi del proprio “fardello indesiderato” attraverso l’uso di farmaci, come per esempio  l’RU486  – facilmente reperibili grazie all’anonimato garantito dalla rete – evitando così di affidarsi all’assistenza  e alle cure presso strutture pubbliche.

Si sa l’aborto se mal eseguito può  portare facilmente alla morte della paziente per emorragie e i casi di malasanità sono all’ordine del giorno. E qui sta l’arcano. L’obbiettore di coscienza.  In Italia gli ospedali pubblici ne sono pieni , quasi il 70’% dei medici ginecologi  è obbiettore di coscienza e per una donna che arriva in ospedale fare  un’interruzione di gravidanza è sempre più umiliante e doloroso e nella maggior parte dei casi impossibile eseguirle legalmente e in tutta sicurezza.

Siamo di fronte al completo menefreghismo, al disinteresse dell’assistenza sanitaria, un’assistenza importante e sacrosanta alla quale la donna ha diritto e soprattutto, va sottolineato che andrebbe incentivata l’assistenza psicologica che, in molti  casi probabilmente più di  quanto si possa pensare, farebbe la differenza tra abortire e non farlo, tra la vita e la morte, permettendo così alla donna di ripensarci e tenere con sé il  proprio bambino. L’aborto per una donna è una cicatrice nell’anima che non rimargina. Possono essere molteplici i motivi, le cause per le quali una donna fa una scelta così violenta a un certo momento della sua vita.

La disinformazione sulla contraccezione femminile, sulla sessualità…

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